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lunedì 8 luglio 2013

Trail della Lepre Rossa. Evvai col bis.

Incredibile.
A distanza di sole tre settimane dal mio esordio nelle gare in montagna, rieccomi di nuovo ad indossare un pettorale. Stavolta non si tratta di una cronoscalata, ma di un vero e proprio Trail.
Complice mi è stato il destino, che ha fatto saltare due impegni importanti e mi ha presentato la competizione su un piatto d’argento. Non che io aspiri al lato competitivo della manifestazione, ma è pur sempre un modo per mettersi alla prova in un contesto diverso dal solito.

Infatti stavolta non si parte dalla pianura. La partenza è situata presso la baita Mangia e Bevi, in località Pian delle Fugazze (1.163 m slm). Il percorso sulla carta è di 10 km, anche se poi il rilevamento Garmin me ne indicherà più di 13.

Partenza della 1° edizione del Trail della Lepre Rossa

Non ci sono molti partenti al via, e questo mi fa pensare che forse ho sopravvalutato le mie possibilità in quanto il percorso potrebbe rivelarsi più duro del previsto. Ma ormai ci sono, e in tutti questi anni ho imparato che se alle volte non si rischia un po’, possono sfumare delle grandi opportunità. E poi stavolta non sono sola. Accanto a me una piccola-grande persona, Manuela, più amica che cognata, che, col suo amore sconfinato per la montagna, mi sta trasmettendo una grande energia e voglia di andare in alto (non solo in senso figurato).

Il sole inizia scendere e la gara sta per iniziare. Alla partenza poco meno di un centinaio di persone, non male per essere la prima edizione.
Si parte subito in salita, e la montagna fa subito capire chi comanda. Piano piano il serpentone si snoda lungo il sentiero, e le risate lasciano posto alla concentrazione del momento. Affrontiamo i primi 2,4 km in costante e ripida salita, e, incredibilmente, riesco a mantenere una buona cadenza di passo e di respiro (allora forse gli allenamenti in Summano Run Zone stanno iniziando a dare i loro primi frutti?!?!). Riesco a gestire mentalmente bene la sofferenza, cercando di non guardare i miei “compagni d’avventura” che sono due/tre tornanti più in alto. Non conoscendo il percorso devo cercare di tenere il ritmo che penso di poter tenere il più a lungo possibile (cosa non così facile non avendo molti termini di paragone).

Finalmente il bosco si dirada e inizio a vedere una luce tenue. Quando sbuchiamo sulla forcella, la vista quasi mi fa inciampare. La vallata, il tramonto su un cielo limpidissimo e le piccole Dolomiti che fanno capolino dal versante opposto a dove mi trovo io. Mi trovo sul punto più alto della gara (1.588 m slm), e nel momento in cui me ne rendo conto, realizzo che ce la posso fare.
Mi lancio in discesa, e, dopo i primi metri di incertezza, acquisisco sicurezza e lascio andare le gambe. E’ una discesa per il primo tratto molto ripida, con dei punti in cui bisogna mettere le mani sui sassi o sulle piante per non scivolare, ma poi si fa più leggera e corribile. Riesco perfino a recuperare delle posizioni.

Il resto della gara è un susseguirsi di saliscendi, tra malghe, sentieri e colori intensi, accentuati dal rosso dell’imminente imbrunire. Ad un certo punto io e la Manu ci ritroviamo completamente sole, a correre senza freno e senza più paura di dove mettiamo i piedi. E’ una corsa libera, senza schemi e senza tecnicismi. Un grido liberatorio e diventiamo parte integrante di quel paesaggio, non siamo più runners durante una competizione.

Infine, che gioia sentire in lontananza lo speaker che annuncia l’arrivo dei concorrenti. L’ultimo km scorre veloce e quasi in apnea, e al traguardo fermo il mio Garmin a 1ora e 47 minuti. Non correvo così tanto da molto tempo, e la cosa mi fa ben sperare per il futuro. Mi abbraccio a lungo con la Manu, che ringrazio per essermi stata accanto durante tutto il percorso e siamo talmente euforiche che non sentiamo più la fatica.

Il percorso

Il post-gara è, come sempre, un’esplosione di festa e di sorrisi (e soprattutto di birra!!!). Balliamo e ci divertiamo fino a notte inoltrata, e nemmeno la pioggia ci distrae dai nostri festeggiamenti, perché questa sera abbiamo guardato la montagna, le abbiamo sorriso, e Lei ci ha permesso di scalarla, con umiltà e con il capo chino in segno di rispetto. 



Questo per me è stato il regalo più grande. 

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