E’
andata.
La
mia prima gara di corsa in montagna è stata portata a termine. Il tempo non è
dei migliori, anzi..
Ma
andiamo per gradi…
Domenica
mattina mi sveglio, e, per l’ennesima volta nelle ultime 72 ore, mi chiedo chi
me l’abbia fatto fare di iscrivermi ad una cronoscalata. Non sono assolutamente
allenata per correre sullo sterrato, né tantomeno in salita. Dunque la mia
presenza è del tutto superflua. Senza dare troppo ascolto ai pensieri, infilo
le scarpe da trail e parto alla volta di Piovene Rocchette.
Alla
partenza trovo tutti i compagni/e Fulminei/e, e con loro l’atmosfera è sempre
gioviale, tanto da farmi sentire meno ansiosa e fuori luogo.
Alle
9.30 iniziano a partire i primi atleti, uno ogni 15 secondi (essendo una
cronoscalata) e l’incidere inesorabile del tempo non aiuta il mio training
autogeno per mantenere la calma.
Ore
9.39.15. Arriva il mio turno.
Parto
tra gli applausi e l’incitamento dei miei compagni. Il percorso svela fin da
subito le sue peculiarità, e mi rendo conto che la mia improvvisata avventura
sarà più dura del previsto.
Tuttavia
oggi non mi voglio far scoraggiare, né dalle pendenze, né dagli altri
concorrenti che (giustamente più preparati) mi superano. Anzi, ne approfitto
per fare loro il tifo, perché oggi non ho alcuna velleità di tempo. Oggi sono
qui per “assaggiare” una fatica nuova e riappropriarmi di sensazioni perdute.Non sto qui a sottolineare quante volte ho inveito contro me stessa per non essermi preparata a sufficienza. Con il capo chino di fronte alla montagna, riconosco la mia colpa, e accetto la sofferenza.
Gli ultimi metri ci portano a tagliare il sentiero e fanno svoltare in mezzo al bosco. Sono molto ripidi, e raschio il fondo del barile per trovare le ultime energie residue.
Infine arrivo, mi consegnano la medaglia, e solo dopo qualche attimo realizzo che ce l’ho fatta. Il tempo è più alto del previsto, ma oggi il mio premio è stato ben più importante: uno dei miei muri è stato abbattuto.
Ora, a distanza di qualche giorno sono ancora più sorpresa. Già Mercoledì avevo voglia di tornare su quel percorso, per allenarmi, per migliorarmi. Perché in quei momenti, per quanto piano tu possa andare, ti senti forte e in grado di affrontare le difficoltà.
Della
salita, come pure della vita.

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