Incredibile.
A distanza di sole tre settimane dal mio esordio nelle gare in montagna, rieccomi di nuovo ad indossare un pettorale. Stavolta non si tratta di una cronoscalata, ma di un vero e proprio Trail.
A distanza di sole tre settimane dal mio esordio nelle gare in montagna, rieccomi di nuovo ad indossare un pettorale. Stavolta non si tratta di una cronoscalata, ma di un vero e proprio Trail.
Complice
mi è stato il destino, che ha fatto saltare due impegni importanti e mi ha
presentato la competizione su un piatto d’argento. Non che io aspiri al lato
competitivo della manifestazione, ma è pur sempre un modo per mettersi alla
prova in un contesto diverso dal solito.
Infatti
stavolta non si parte dalla pianura. La partenza è situata presso la baita
Mangia e Bevi, in località Pian delle Fugazze (1.163 m slm). Il percorso
sulla carta è di 10 km ,
anche se poi il rilevamento Garmin me ne indicherà più di 13.
Non
ci sono molti partenti al via, e questo mi fa pensare che forse ho
sopravvalutato le mie possibilità in quanto il percorso potrebbe rivelarsi più
duro del previsto. Ma ormai ci sono, e in tutti questi anni ho imparato che se
alle volte non si rischia un po’, possono sfumare delle grandi opportunità. E
poi stavolta non sono sola. Accanto a me una piccola-grande persona, Manuela,
più amica che cognata, che, col suo amore sconfinato per la montagna, mi sta
trasmettendo una grande energia e voglia di andare in alto (non solo in senso
figurato).
Il
sole inizia scendere e la gara sta per iniziare. Alla partenza poco meno di un
centinaio di persone, non male per essere la prima edizione.
Si
parte subito in salita, e la montagna fa subito capire chi comanda. Piano piano
il serpentone si snoda lungo il sentiero, e le risate lasciano posto alla
concentrazione del momento. Affrontiamo i primi 2,4 km in costante e ripida salita,
e, incredibilmente, riesco a mantenere una buona cadenza di passo e di respiro
(allora forse gli allenamenti in Summano Run Zone stanno iniziando a dare i
loro primi frutti?!?!). Riesco a gestire mentalmente bene la sofferenza,
cercando di non guardare i miei “compagni d’avventura” che sono due/tre
tornanti più in alto. Non conoscendo il percorso devo cercare di tenere il
ritmo che penso di poter tenere il più a lungo possibile (cosa non così facile
non avendo molti termini di paragone).
Finalmente
il bosco si dirada e inizio a vedere una luce tenue. Quando sbuchiamo sulla
forcella, la vista quasi mi fa inciampare. La vallata, il tramonto su un cielo
limpidissimo e le piccole Dolomiti che fanno capolino dal versante opposto a
dove mi trovo io. Mi trovo sul punto più alto della gara (1.588 m slm), e nel momento
in cui me ne rendo conto, realizzo che ce la posso fare.
Mi
lancio in discesa, e, dopo i primi metri di incertezza, acquisisco sicurezza e
lascio andare le gambe. E’ una discesa per il primo tratto molto ripida, con
dei punti in cui bisogna mettere le mani sui sassi o sulle piante per non
scivolare, ma poi si fa più leggera e corribile. Riesco perfino a recuperare
delle posizioni.
Il
resto della gara è un susseguirsi di saliscendi, tra malghe, sentieri e colori
intensi, accentuati dal rosso dell’imminente imbrunire. Ad un certo punto io e la Manu ci ritroviamo
completamente sole, a correre senza freno e senza più paura di dove mettiamo i
piedi. E’ una corsa libera, senza schemi e senza tecnicismi. Un grido
liberatorio e diventiamo parte integrante di quel paesaggio, non siamo più runners
durante una competizione.
Infine,
che gioia sentire in lontananza lo speaker che annuncia l’arrivo dei
concorrenti. L’ultimo km scorre veloce e quasi in apnea, e al traguardo fermo
il mio Garmin a 1ora e 47 minuti. Non correvo così tanto da molto tempo, e la
cosa mi fa ben sperare per il futuro. Mi abbraccio a lungo con la Manu , che ringrazio per
essermi stata accanto durante tutto il percorso e siamo talmente euforiche che
non sentiamo più la fatica.
Il
post-gara è, come sempre, un’esplosione di festa e di sorrisi (e soprattutto di
birra!!!). Balliamo e ci divertiamo fino a notte inoltrata, e nemmeno la
pioggia ci distrae dai nostri festeggiamenti, perché questa sera abbiamo
guardato la montagna, le abbiamo sorriso, e Lei ci ha permesso di scalarla, con
umiltà e con il capo chino in segno di rispetto.


