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martedì 7 luglio 2015

Infinity Space, non un viaggio, IL viaggio



Quella che sto per raccontare non è una gara. Non è neanche una corsa. E’ una di quelle avventure che ti entrano sottopelle e che ti porti appresso per molto, molto tempo.

La location è Recoaro Terme, ma ciò che attende questi 120 temerari, è tutto all’infuori di un tranquillo weekend termale. L’itinerario è da capogiro: un anello di 120 km lungo i sentieri della Grande Guerra, alla scoperta del nostro territorio, dove molti hanno lottato e perso la vita. L’altimetria non è da meno. E’ più simile ad un elettrocardiogramma sotto sforzo, ma neanche questo ci scoraggia. Saranno tre giorni (due e mezzo per la precisione) molto intensi, ma in partenza il clima è, come sempre, di festa. 


Perché partire per un viaggio del genere? Ognuno ha la propria, personale motivazione. Chi lo fa per sfida, chi per semplice avventura, chi per stare tre giorni immersi nella natura, chi altro per stare in compagnia. Fatto sta che la formula della Cerniera, funziona sempre e richiama un sacco di persone, più e meno folli.
I temerari
Discorso di rito del mitico Bruno, consegna del ricavato all’associazione per la Sclerosi Laterale Amiotrofica, occhio lucido doverosamente nascosto dietro agli occhiali da sole e si va. La prima tappa dell’Infinity Space è partita. Appena fuori dall’abitato di Recoaro Terme, dopo un km di asfalto, prendiamo un sentierino nel sottobosco direzione Staro Mille. Il caldo è infernale, e sembriamo già tutti reduci da uno di quei gavettoni da campo scuola. Ognuno va col suo passo, tanto non c’è cronometro, e non ci sono classifiche, ma solo emozioni. Io sto bene, ma cerco di essere prudente, mi guardo attorno, e nel dubbio, chiacchiero! 


La prima sorpresa non tarda ad arrivare. Dopo soli 5 km di cammino, improvvisamente qualcuno spegne la luce e quello che prima era un afoso pomeriggio di inizio estate, si trasforma in un violento temporale (così violento che a Schio diventerà una tromba d’aria). Ho come la sensazione che la montagna voglia subito farci capire chi comanda, che è Lei a dettare legge e che noi siamo solo dei minuscoli esserini che le stanno chiedendo permesso. Qualcuno si lamenta, ma si sa, in montagna l’imprevisto è dietro l’angolo, e se non sei preparato, ”hazzi tua”, dicono. Mi infilo il mio atipioggia (ROSA!!), e proseguo, tanto sarà di passaggio, dico, poi ci asciughiamo di sicuro. Ultime parole famose. All’imbocco della Val Canale veniamo allietati da un ristoro di anguria (DIO BENEDICA L’ANGURIA!!!), mi caccio in bocca 7/8 pezzi e riparto nonostante l’organizzazione ci consigli di prendere altri sentieri, più lunghi ma meno pericolosi della Val Canale con questo meteo.  

La Val Canale vola via più veloce del previsto, vengo soprannominata “Lady Locomotiva” per il mio passo lento e costante, la vista del Rifugio Achille Papa è una splendida visione colorata nel grigiore del cielo di oggi e poi giù per la tremenda Val Sorapache. 
Lady Locomotiva

Rif. Papa

Qui troviamo il genio di giornata, che vincerà il mongolino d’oro per la furbizia. Tra un’imprecazione e l’altra sul mancato balisaggio (Ewiwa chi non guarda i siti prima di iscriversi) gli faccio “Sul sito era scritto che non era balisato. E perché, una cartina non ce l’hai?”. Due secondi di silenzio…encefalogramma piatto e mi parte un mentale “brao mona” (sì lo so, son sempre troppo diplomatica) quando in realtà gli dico di seguirci.

La prima tappa si chiude tra i racconti di allucinazioni della Raffa, donna ultra-strepitosa che farà parte dell’Ande Trail Team. E scusate, ma per me una donna che ha fatto il Tor de Geants è e rimane un MI-TO! Primi 27,5 km, con 2.154 mt D+ portati a casa. 


All’arrivo in paese a Posina è festa grande, tutti a mangiare nel campo sportivo, sembra di essere una grande famiglia, tra racconti dei vari sentieri intrapresi (e sbagliati), e scambi di sensazioni. In tutto ciò non può mancare una buona birra o un bicchiere di Vespaiolo, che mette come sempre, tutti d’accordo!

Ore 23 tutti in branda, anche se ci sono i soliti irriducibili, il Sindaco, i Gemelli, il Principe e l’allegra combriccola della Cerniera, che continuano inesorabili a fare ciò che gli riesce meglio: CASINO! Ma noi gli vogliamo bene anche e soprattutto per questo.


La sveglia è impostata prima delle 6.00, ma viene preceduta dalla sveglia della Cerniera, un impianto di tonnellate di Watts che ci dà il buongiorno a suon di musica italiana “de sti anni”! 3,2,1 e in tempo zero siamo fuori dalle tende, in fila coi nostri bicchierini da campeggio, pronti per riempire lo stomaco ed affrontare la seconda giornata. Il tè è un qualcosa di paradisiaco, io dormo praticamente in piedi, saluto a comando e sarà così per le successive due ore. Il mio reale risveglio avverà a metà dell’ascesa al monte Maio, quando inizierò a sentire sensibilità alle gambe. Più che sensibilità mi verrebbe da dire male…ma inganniamo la mente và, che la strada è ancora lunga. Dopo il bosco, quello che ci attende è un meraviglioso sentiero da fare tutto in cresta che va dal monte Maio al monte Maggio (sì perché ci è stata data la possibilità di tagliare una decina di km, in vista anche de tappone finale) e lì scateno la pseudo fotografa che è in me. Che poi io non sono fotografa, ma certi panorami sono lì per essere immortalati, non c’è altra spiegazione. Cioè, roba da cartolina, colori così luminosi da sembrare quasi filtri di Instagram. Arrivati al monte Maggio mi imbatto in un dibattito sul mese in cui siamo. Da come i due discutono meglio non intervenire e lasciarli nel loro mondo fatato, probabilmente è uno dei deliri da caldo+primatappa+pocosonno. E siamo solo al quindicesimo km! Ottimo!
Laghi vista dal Monte Maio

Scendiamo fino al passo Borcola, dove lo staff Cerniera ci fa trovare ogni bendiddio! E visto che siamo in tema mi esce un “God bless la Cernieraaaaa!!!” Ragazzi, questi sono eccezionali. Pasti caldi in qualsiasi momento, bevande (di ogni tipo) a volontà, zaini sempre a disposizione, e piogge di sorrisi ad ogni ora del giorno. Voto 10, 100, 1000!! Faccio respirare i miei piedini, punto focale della mia attenzione. Senza quelli non vado neanche dalla tenda al wc, figuriamoci se ci faccio 120 km! Li devo trattare bene se voglio che mi assecondino nelle mie pazzie! 
Carlo ed Elisa

Lo Staff della Cerniera
Mezzora scarsa e si riparte. Prendiamo il sentiero Europeo che va verso il rif. Lancia, una bella botta di D+, che, subito dopo un piatto di gnocchi, ormai diventato un unico mattone nello stomaco, non è il massimo da affrontare. Sudiamo come dei colletti bianchi nel deserto, ma lentamente riprendiamo quota e si ritorna a respirare. Lo spettacolo di questo sentiero ci fa quasi dimenticare il caldo e la fatica. Dico QUASI perché sembra che il rif. Lancia l’abbiano abbattuto e costruito un tot di km più in là, così, tanto per farci lo scherzone del giorno. Dopo un paio di allucinazioni del tipo “Sì, sì, è dietro quella curva, vedo il tetto”, dimostratesi poi un sasso…finalmente la visione! Mai è stato così bello!! Birrozza media (finita troppo in fretta…secondo me il bicchiere era bucato), paninazzo, dieci minuti di libertà per i piedi e si riparte. Gli ultimi km fino a Trambileno sono un susseguirsi di sentieri sbagliati, racconti di vite precedenti, sì insomma, la normalità. E anche oggi 35 km con 2.476 D+ messi in saccoccia! 



La serata scorre fin troppo veloce, prima di andare a dormire (come le galline, tipo che alle 20.40 già sbadigliavo) prendo il mio sacco a pelo e lo stendo fuori dalla tenda. La temperatura perfetta, il cielo terso e la schiera di tende tutte uguali, ma ognuna coi propri sogni all’interno, mi fanno vivere uno di quei momenti magici che non vorresti finissero mai. Quei momenti in cui i pianeti si allineano e ti senti nel posto giusto del mondo, che non vorresti essere da nessun’altra parte se non lì, nel campetto da calcio di un paesello della Vallarsa, seduta sull’erba, con le gambe doloranti, ma il cuore aperto a queste montagne che non giudicano, ma che sanno accogliere e punire, che vanno amate, ma rispettate. Proprio come una Madre. 


Il terzo giorno è resuscitato….ah no, quella era un’altra storia. Il terzo giorno dell’Infinity Space inizia alle 04.47, quando il buon Bruno ci sveglia non più con la musica, bensì con il…FISCHIETTO e all’urlo di “SVEGLIAAAAA LAVATIVI!!! CHE CI FATE ANCORA A LETTO! DAI CHE LA GIORNATA E’ LUNGAAAAA!! Per un istante mi sento un po’ “private snowball” di Full Metal Jacket, ma appena mi muovo per sgranchirmi le gambe realizzo di essere più “ball” che altro. 


Ma oggi non c’è tempo di pensare. Ci sono 55 km da fare, senza tagli, senza sconti. Preparativi, colazione e alle 6.00 siamo già in strada. Da Trambileno scendiamo e prendiamo un sentierino che costeggia un laghetto artificiale, passaggio d’obbligo alla Campana dei Caduti e poi su, direzione Monte Zugna, la prima, vera, fatica di giornata. Anche oggi dubbi sui sentieri da percorrere, ma no fears, l’importante è che vadano in su!! Mi pentirò presto di questo pensiero, infatti sta per arrivare una crisi. Anzi, LA crisi. Per un’ora e mezza mi eclisso nei miei pensieri, che non sono neanche così tanto profondi. Sono più simili alla scimmietta di Homer Simpson che suona i piatti neanche andando tanto a tempo. Cerco di non farmi trascinare dentro al vortice dei pensieri del tipo “cazzo, mancano ancora 40 km” oppure “dove ho lasciato le gambe, in tenda??” e proseguo, zittendo la vocina interiore che fa di tutto per demolire il mio obiettivo di giornata. Ascolto la mia saggia compagna Elisa che mi dice “Un obiettivo alla volta, intanto arriviamo a  Malga Zugna, poi penseremo al Fraccaroli”. La mia salvezza. Al ristoro di Malga Zugna faccio il pieno di pasta al pomodoro, n-fette di anguria, Sali minerali, aria ai piedi e riparto. Sono rinata. 
 


Qui ricomincia la mia Infinity Space, quasi come se non avessi sulle spalle (anzi, sulle gambe) già una ottantina di km e oltre 6000 D+. Il resto è stato uno spasso, la salita al Carega lungo un vallone che sembrava surreale quasi una passeggiata, il caldo e il sudore ormai mi fanno un baffo nonostante l’abbronzatura da “muraros” mi faccia sembrare meno signorina di quanto io sia di solito (il che è tutto un programma!!) e in un attimo (Marti, ridefinisci “attimo” please…) giungiamo a lui, il maestoso e unico Rifugio Fraccaroli, a quota 2.230 s.l.m., il punto più alto del nostro viaggio.
 
Messer Fraccaroli
Immancabile pausa birrozza+panino, quattro sganassade e via, da qui si scende fino al rifugio Scalorbi, ultimo tratto di leggera salita verso il passo della Lora e giù in picchiata fino al Rif. Battisti, dove troveremo Mirka e Gianni, lì da chissà che ora ad attenderci sbirrazzando felici. Da qui a Recoaro mancano esattamente 10 km di discesa, di bitumazzo che sa far male anche ad un elefante, ma in questo momento mi sento di poter fare qualsiasi cosa, accenno pure ad una corsa, che non sarà mai più veloce di 6.40 min/km, un passo da lumaca, ma dopo quasi 120 km va più che bene. Inizia anche a piovigginare, e mano a mano che scendo, l’afa e l’umidità mi riscaldano il petto (non il cuore, suvvia, non siamo romantici!). Rifiuto ben 3 passaggi in auto, devo veramente dare l’idea di una desaparecidos. Ma ormai vedo le luci di Recoaro Terme, che ho lasciato due giorni e mezzo fa a piedi. E ritornarci a piedi ha il sapore tanto amaro dell’acido lattico fin sopra le orecchie, quanto dolce come tornare a casa dopo essere stati per lungo tempo lontani. 


E’ sera, son quasi le 21.00 e sono in viaggio da stamattina alle 6.00. Gli abitanti delle Contrade e del Paese mi guardano con un mix tra il sorpreso e il sospettoso, chissà cosa pensano. Finalmente arrivo in centro, nel piazzale da dove siamo partiti. Non ci sono striscioni, né tabelloni col tempo, ma ci sono gli amici, gli organizzatori, e in primis Bruno, che attende tutti a braccia aperte e con gli occhi velati. Non potevo chiedere di meglio. Ecco, questo è stato il più bel premio che potessi ricevere.

Un abbraccio sincero e un….”BRAVA BOCIA”.



Ah, per la cronaca, il mio Garmin ha segnato 117 km, 8.116 D+. #sticazzi

2 commenti:

  1. Brava bociassa, grande viaggio, ridefinisce mi "attimo" :D

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    1. ahahahaha sai che il tempo è relativo. Quel "attimo" sarà durato sì e no un paio d'ore di salita quasi verticale! :)

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