Lo sento ancora sulla
pelle.
Il profumo del mare è
una di quelle cose che penetra in profondità e sembra quasi ti voglia far
ricordare di essere "passato di lì", anche ore dopo il rientro a casa
(e un paio di docce bollenti).
Per una montanara come
me è stato difficile zittire il richiamo di boschi, camosci e compagnia bella
ma questo ormai è stato ribattezzato l'anno delle prime volte, e, dopo la prima
10k post-operazione, il primo articolo pubblicato, il primo trail, è arrivato
il momento del primo Triathlon. Massì, non facciamoci mancare nulla!
Tanto…in bici dovrei
ricordare come si pedala, a piedi 5
km li reggo…e a nuoto?
Beh, diciamo che so
galleggiare. Una vocina dentro di me mi sussurra: “Tesoro, gareggiare in acqua
è tutta un’altra storia…sei sicura??”
La metto a tacere e mi
iscrivo. Destinazione: Sottomarina, Triathlon Sprint (750 mt nuoto, 21km bici,
5km corsa)
In questo ultimo mese
mi sono allenata più o meno regolarmente, cercando di alternare bene le
discipline e facendo qualche combinato, ma sono del tutto cosciente che non ho
seguito una tabella, se non il buonsenso, dunque….tutto può succedere.
Arriva il fatidico
giorno, io sono reduce da un matrimonio, mi sveglio e il primo pensiero è stato
“Cavolo, se non galleggio per il sale che c’è in mare, galleggio per tutta la
roba che ho ingurgitato ieri”.
Ebbene sì, non è una
scelta così intelligente, andare a fare una gara il giorno dopo un matrimonio,
ma quando distribuivano il “sale in zucca” ero in bagno.
Fatto sta che, gonfia
come un pallone, coi piedi doloranti, ancora ignari di cosa li aspetta (dopo
ieri pensavano ad un riposo divanesco) e con un cerchio alla testa, mi alzo,
faccio colazione, carico borsone e bici e parto verso Sottomarina.
I miei vicini di casa
ormai scuotono la testa quando mi vedono andar via coi borsoni, e mi lanciano
al volo un in bocca al lupo, mannaggia a me, che vicina si son beccati!!
Per strada sono
alquanto rimbambita, bevo acqua per cercare di depurarmi in extremis da tutte
le prelibatezze che ho senza freno ingurgitato ieri con il motto “come se non
ci fosse un domani”, peccato che il domani in questione sia arrivato e mi abbia
pure presentato il conto. Con gli interessi.
Arrivo a destinazione e
trovo le mie nuove compagne di squadra, che mi spiegano come funziona, hanno
ben capito che rischierei di far danni, dopo che ho chiesto con aria perplessa
“ma dobbiamo indossare la cuffia in dotazione?” Eh, sì. C’è scritto il numero!
Svegliaaaaa Giù dalle brande!!!! :D
Foto di rito pre-gara
(quella post-gara è meglio tralasciarla!), ultimi preparativi e via, verso la
zona cambio, questo limbo dove lasciare lo stretto necessario per la gara.
Appena entro mi salgono
i battiti, e realizzo quella cosa che fino all’attimo precedente forse non mi
era del tutto chiara: sono qui per una gara di Triathlon!! Ripeto mentalmente
tutto ciò che dovrebbe servirmi, prendo cuffia ed occhialini e mi dirigo verso
la partenza.
Le mie compagne di
squadra decidono di “provare l’acqua”. Peccato che per me 200 mt di andata +
200 mt di ritorno dalla boa equivalgono a quasi la metà di un mio allenamento.
Dettagli. Sto zitta per non passare per la zavorra di turno e vado.
Ufficialmente è la mia prima uscita in mare (ufficiosamente la scorsa
settimana, quando ho “sguazzato” per una quindicina di minuti vicino alla riva,
olè) e non tardo ad accorgermene. Oggi il mare è abbastanza mosso, dunque c’è
un bel po’ di “vegetazione” vicino alla riva, e le onde arrivano puntuali
quando stai respirando (tutta esperienza…penso. Magari domani il mio intestino
non sarà proprio d’accordo!) Faccio già fatica a star dietro a loro durante il
riscaldamento, figuriamoci dopo!
Usciamo dall’acqua, ho
già bevuto acqua lagunare per l’equivalente di una birra media, briefing e
subito mi ritrovo alla partenza, a riva, con accanto a me 64 triatlete (io non
lo sono ancora) e, ovviamente, mentre sto amabilmente conversando con una
ragazza su come sia l’acqua oggi (un po’ come parlare del tempo) sento uno
sparo. Mi guardo attorno pensando abbiano colpito qualcuno, ma meglio partire,
le altre sono già in acqua.
Cammino finchè riesco,
poi un respiro profondo e giù, vedo verde e respiro regolarmente ad ogni
bracciata. Fino alla prima boa mi sento come se fendessi le onde, il bello
inizia quando la aggiriamo e nuotiamo parallele alla riva. Inizia ad essere
molto difficile tenere una traiettoria, e le onde che arrivano di lato ti
stabilizzano molto di più (oltre a continuare a farmi bere acqua). Oltre metà
gara mi accade una cosa che MAI avrei immaginato. Mentre nuoto sento la cuffia
che lentamente si sfila. Momento di terrore, provo con la mano sinistra tra una
bracciata e l’altra a farla ritornare in sede, ma il risultato è solamente che
mi si muovono gli occhialini e imbarco acqua salata per l’ennesima volta. Vado
nel panico e sono costretta a fermarmi. Rimetto la cuffia e gli occhialini e
cerco di far ritornare il cuore a livelli normali. Mi si avvicina un ragazzo
dell’assistenza con la canoa chiedendomi se va tutto bene e se voglio
ritirarmi. Lo carbonizzo con lo sguardo, gli dico che io questa gara la porto a
termine, rilasso la mente e riparto alla volta della seconda boa. Col senno di
poi, mi darei un voto 10, per non essermi fatta vincere dalla paura, ma di
essere riuscita a ripartire. Altro giro di boa e direzione spiaggia con onde a
favore.
Esco dall’acqua, mi
sento ubriaca, ma per fortuna è solo l’effetto delle onde. Tutto passa in pochi
momenti e mi dirigo svelta verso la zona cambio. I primi atleti uomini (che
sono partiti 15 minuti dopo le donne) mi hanno già sverniciata in mare, ma poco
male. La parte di bici praticamente vola, le gambe sono dure ma dopo 10 km iniziano a girare bene
e si rientra di nuovo in zona cambio. Ammazza quante regole: scendere dalla
bici prima di tale riga, togliere il casco solo quando sei già in zona cambio,
attenzione al senso di marcia. E’ giusto che sia così comunque, altrimenti sai
che caos. E’ che io sono talmente in balia degli eventi che temo di commettere
cazzate. Infilo le scarpe da running, e via, ultimi 5 km , ma sono già a questo
punto?? Volo..primo km a 4.50, poi 5.20, 5.10 e così fino alla fine. Com’è che
vado più forte oggi rispetto a quando vado solo a correre? Rimarrà un mistero.
Tra la fase di bici e
quella di corsa svernicio almeno una quindicina di atlete, e anche alcuni
maschietti (addirittura??) Uno di loro si trascina a stento e mi urla “forzaaa
facci sognare!!!” Povero, la stanchezza gioca brutti scherzi.
Vedo l’arrivo, accenno
un’accelerazione e sorrido. Chiudo in 1h30’24”.
Sembra incredibile…ora
sono una triatleta.


Primo Primo Primo... Bel racconto Marty, cmq non ce la racconti giusta quando sei uscita dall'acqua eri ubriaca non dall'effetto onda ma da quel che ti sei bevuta al matrimonio... E così si spiega anche il cerchio alla testa che avevi in macchina!!! Scherzi a parte complimenti per l'esordio (INVIDIA INVIDIA INVIDIA)
RispondiEliminaFacciamo che sono due concause ;) 50-50 palla al centro. Grazie daddy (e comunque...PROVARE, una volta nella vita...ne vale la pena. Ma non INSISTISCO) :)
EliminaWELCOME to the PARADISE!!!
RispondiEliminaGrande Martina... ora sei fregata: a me dissero, fai la prima gara e poi non smetti più!!! Mai parole furono più vere!!!
Diego, per tanti anni ho DESIDERATO di farlo....finalmente ho AGITO! Grazie per il supporto!
Eliminabrava Martina, e complimenti per il blog:-)
RispondiEliminaGrazie Andrea, detto da un esperto come te ha un gran valore :)
EliminaSono senza parole. Mi inchino come si fa nel dojo. Oss Martina.
RispondiEliminaSono io che devo inchinarmi a te. Hai una gran forza, e arriverai dove vorrai. Oss Luisella.
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