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sabato 19 dicembre 2015

L'attesa


Siamo sempre in attesa di qualcosa. 
In attesa di quella telefonata che non arriva mai, in attesa alla posta, in attesa che arrivi il weekend, in attesa che la torta si cucini, in attesa che una costola si aggiusti. (...?!?!)
L'attesa crea aspettativa, crea speranza, crea illusione. Stimola la fantasia. Chi di noi non si è fatto dei trip mentali nell'attesa che il ragazzo o la ragazza che ci faceva sbarellare, ci degnasse di uno sguardo?? Scene da Oscar!!

Il problema di oggi è che nessuno sa più aspettare. Me compresa. E ci si rende conto di questo nel momento in cui siamo costretti a rallentare, se non addirittura quando ci dobbiamo fermare. Come ora. 
Abituata a giornate in cui andavo ai cento all'ora, rimbalzando da un impegno ad un altro come una pallina da ping pong, mi ritrovo in tempo zero a letto, a contare i respiri (che non devono essere troppo profondi altrimenti....parte la fitta!!) e a immaginare con occhi sognanti, il momento in cui il fiato tornerà ad essere corto e le gambe a pulsare di acido lattico dalla pendenza. 

Non è facile eh, la mancanza della mia dose quotidiana di endorfine, al quarto giorno di convalescenza inizia a farsi sentire. Ma ho deciso che questa volta provo a viverla diversamente. Voglio assaporare l'attesa in ogni istante, fino al momento in cui allaccerò nuovamente le scarpe da trail, e sentirò il profumo del sottobosco che tanto trovo familiare. 

La scorsa estate ho conosciuto una coppia di ragazzi che facevano volontariato in Perù. Lui, lavorava il legno al centro parrocchiale, lei è stata mandata alla scuola femminile, su nella vallata, a oltre 3.000 mt, senza telefono, senza alcun contatto con la "pianura". Un giorno la incontro, mi racconta che non vede e non sente il suo ragazzo da oltre un mese e, un pò imbarazzata, mi porge una busta chiedendomi "non è che gliela puoi portare giù al centro?". 
Un gesto così semplice, una richiesta così spontanea, mi ha fatto ritornare indietro nel tempo, quando i nostri genitori se non addirittura i nostri nonni, passavano lunghi periodi lontani gli uni dagli altri, senza mi mettere in discussione i loro legami. 
Loro sì che sapevano cos'era l'attesa, cosa che nel mondo di oggi, ci si è scordati cosa sia. Siamo talmente abituati ad avere tutto e ad una velocità supersonica, che non abbiamo più nemmeno la pazienza di aspettare il nostro turno al banco frigo, figurarsi aspettare una lettera per più di un mese.

Sarò anche filo-romantica sotto questa corteccia da pseudo-ultra-trail-runner-de-sta-cippa... ma un gesto così semplice, avvenuto mesi fa, dall'altra parte del mondo, mi ritorna in mente proprio ora, che ho bisogno di una dose extra large di pazienza..
Nell'attesa di riprendere a correre su e giù per boschi a perdifiato.
Nell'attesa di tornare a sentir battere questo cuore all'impazzata.
Nell'attesa di innamorarmi nuovamente ogni giorno della vita che mi sta aspettando.

M.