Il
periodo estivo è il mio preferito, perché quando Caronte inizia a soffiare il
suo vento caldo, io (in modo anche alquanto masochista) inizio a dare il meglio
di me. Devo dire che il phon estivo lo sopporto piuttosto bene.
Dopo
il Trail della Lepre Rossa ho deciso di partecipare ad altre gare in montagna,
un po’ perché i percorsi sono particolarmente suggestivi, un po’ per non
sollecitare troppo le mie già precarie ginocchia dopo l’inverno che ho appena
passato dentro e fuori dall’ospedale.
Ho
deciso dunque di affrontare la
Staro – Campogrosso, una 8 km , con quasi 850 mt di dislivello positivo.
L’entusiasmo e la voglia di correre in una giornata splendida non mancavano di
certo. Purtroppo però non ero al top della forma, anzi. Dopo aver passato la
notte a contorcermi dai crampi all’intestino, alla mattina ho deciso, poco
saggiamente, di presentarmi comunque al via. Un po’ perché avevo dato parola,
un po’ perché speravo fosse una questione passeggera. Fatto sta che non lo è
stato, e la gara, fin dalla partenza, si è rivelata una vera e propria AGONIA.
Già dal km 2 una vocina ha iniziato a ripetermi che era meglio ritirarsi, che
non ce l’avrei mai fatta a portare a termine la gara. Giungo a patti con quella
vocina, è deciso. Arrivo al ristoro e mi ritiro. Ma storia narra che non andò
così. Al ristoro prendo una bottiglietta d’acqua e me la verso in testa, ne
prendo un’altra e riparto. Senza ascoltare auto-insulti e imprecazioni, muovo
poco leggiadramente un piede dopo l’altro salgo, le gambe sono vuote e senza
energia, sono costretta a fare numerosi pit-stop per i crampi all’intestino ma
comunque arrivo a Campogrosso, tra dolori di pancia e sofferenza. Rischio il
collasso, ma mi sento una quasi-eroa. :)
A
distanza di una sola settimana dalla mia personale “disfatta di Caporetto” alla
Staro-Campogrosso, mi ritrovo di nuovo tra i ranghi di partenza con addosso un
pettorale. E’ stata una settimana piuttosto dura, tra strascichi di dolori
all’intestino e problemi lavorativi che mi succhiano le energie che dovrei
utilizzare per allenarmi. Ma oggi è sabato, e per nulla al mondo voglio che
queste cose interferiscano con ciò che mi piace fare: CORRERE.
Sono
iscritta con due amici (pazzi membri del Fisherman’s Run Team) alla Vaca Mora,
storica gara che ha luogo nell’Altopiano di Asiago, lungo la strada ormai
sterrata che un tempo era percorsa dal treno. La partenza ha luogo alle 21.00 in località
Campiello, 670 runners con frontale annessa, sono pronti a sfrecciare lungo il
tracciato illuminato da fiaccole. Una meraviglia.
![]() |
| Fisherman's Run Team prima della Vaca Mora |
In
maniera alquanto spregiudicata (e anche un po’ fuori luogo se devo essere
sincera), mi infilo tra le prime file, tra i “top runners”, per evitare di
rimanere imbottigliata alla partenza e di dover camminare. Non ho velleità di
tempo, ma si sa che quando un runner indossa un pettorale, diventa una creatura
strana, trova energie di cui non era a conoscenza. I dieci fuochi d’artificio
prima della partenza hanno qualcosa di spettacolare, e fanno aumentare
l’adrenalina in maniera esponenziale. Il risultato di tutto ciò è un primo km a
5’30’’ (in salita!!). Marti, forse è meglio rallentare!!! Pian piano raggiungo
il mio ritmo-salita, e mi lascio serenamente defilare dai runners più infuocati.
I primi due km sono in leggera ma costante salita, e riesco a tenere con
sorpresa un buon 5’50’’. Mi accorgo che sto andando oltre le mie aspettative e
stringo i denti per finire la salita, tanto so che poi in discesa si recupera.
CERTO, COME NO. Nella leggera discesa ci si lancia a tutta, come se non ci
fosse un domani, e in culo anche le ginocchia, mi sto divertendo come una pazza.
E gli intertempi hanno dell’incredibile: 4’38’’ – 5’01 – 4’ 50’’. Mi accorgo che tengo
bene, e quando la stanchezza fa capolino, c’è il pubblico (molto numeroso), che
con i suoi incitamenti ti tiene lì, con l’occhio puntato all’obiettivo. Negli
ultimi 2 km
la strada torna a salire leggermente….TREMENDA. Inizio a vedere runners (che mi
avevano poco prima sverniciata) saltare come pop corn in padella. Anche io inizio
a delirare, ma so che manca poco e ormai ho puntato una donna sulla
cinquantina, che mi ha superata un paio di km prima (con sguardo beffardo pure)
e i capelli raccolti in due codine. EH NO. Vada per la cinquantina d’anni, ma
arrivare dietro alle due codine no, è una questione di orgoglio.
Un
respiro profondo (inalando più citronella che ossigeno) e raschio il fondo del
barile per trovare briciole di energie. La supero a poco meno di 100 mt
dall’arrivo, e chiudo con un inatteso 52’40’’. L’ultimo km l’ho fatto
pressappoco alla stessa velocità del primo (5’37’’) e la cosa mi dà conferma
che anche stavolta, ho gestito molto bene le forze. Tutto questo senza l’ausilio
del cardio. So che con questa affermazione sarò ammonita dal mio Coach e verrò
punita con 2 serie di ripetute in più, ma va bene così : )

